Stanchi di viaggiare

Io e mia madre condividiamo un destino strano, che va oltre quello del sangue. Come una maledizione.

Viaggiamo da una vita.
Lei da quando – giovanissima – si trasferì in Svizzera per stare accanto a suo marito, in un paese straniero dove la gente parlava una lingua che non conosceva e che ha dovuto imparare, in qualche modo.
(Io la ammiro ancora per questo, e mi domando come abbiano fatto. Ammiro tutti gli emigranti d’Italia, e comprendo quelli che emigrano IN Italia, e mi incazzo – sì, mi incazzo – quando sento parlar male di loro. Ma questa è una parentesi lunga, e forse fuori luogo)
Dicevo: io e mia madre condividiamo il destino del viaggio.
Che è un destino amaro, di abbandono e di paura. Non credete a chi vi descrive il viaggio come un’esperienza estasiante, esaltante e basta, null’altro: sono persone senza legami.
Il viaggio ti pone di fronte a una sfida, ti spinge a cambiare e a migliorare, ad adattarti. Ma toglie via – sempre – un pezzo di te. Quello che lasci nella città che abbandoni, anche momentaneamente.
Il viaggio è un destino amaro, perché i viaggi iniziano e sembrano non finire mai.
E cominci a viaggiare, e ti chiedi se e quando finalmente tornerai a casa. E ti chiedi, soprattutto, quale sarà la tua casa. Qual È la tua casa.

Perché certe volte, anziché viaggiare, vorresti semplicemente stare seduto. Abbracciato alle persone che ami, a guardare il mare. E sentirti felice.

Un pensiero su “Stanchi di viaggiare

  1. questa foto è bellissima, me l’ero persa. io lo capisco quello ceh dici del viaggio. per me, quando lasciai roma la prima volta, era una fuga da ricordi dolorosi e per un po’ ha funzionato. quando ho desiderato tornare, dopo quasi 10 anni, ho capito che stavo guarendo. grazie dello spunto di riflessione.

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