Lifestream
Radici

La maestosità del verde calabro. Il disordine, la jungla di alberi ed erba e sterpaglie e cespugli e fiori, e le coltivazioni dei contadini, e il rosso dei pomodori stesi ad essiccare, e i colori delle fico d’india che maturano sulle piante grasse ai bordi delle strade, e il giallo dei fiori di campo che investano le piantagioni di olive e sembrano un tappeto di sole.
C’è un’altra Calabria che vorrei poteste vedere. C’è un’altra Calabria che vorrei poteste vivere.
Con gli stessi ricordi della mia infanzia, i giochi con le ghiande raccolte per terra e i mazzi di fiori, e i giochi col verde a due passi, e le corse in bicicletta a raccogliere asparagi selvatici.
Ma forse, questo, non sarò davvero mai in grado di farlo.
Generazioni

Ci sono molte donne forti, nella mia famiglia. Donne del Sud. Le riconosci dallo sguardo, che sa mirare dritto negli occhi e leggerti dentro. Senza filtro. E le riconosci dal sorriso, quella smorfia un po’ amara e beffarda di chi ha imparato a sue spese che la vita non fa sconti. Hanno voci forti, le donne della mia famiglia, a volume alto; per farsi ascoltare anche da chi non vorrebbe, con le corde vocali di chi ha sgomitato per guardagnare il suo spazio.

Sembra retorica, è vero. Anzi, probabilmente lo è davvero. Pura retorica, idealizzazione di persone che sono state parte della mia vita fin dall’infanzia.
Un po’ meno retorica è la paura. L’incapacità di sapere come sarò io, alla loro età. All’età di mia madre, o di mia zia, o di mia nonna. Avrò la loro stessa forza o sarò stato travolto dalle mille sfighe della vita? Riuscirò a prendere per mano le persone a cui voglio bene e sostenerle nel loro cammino? O le guarderò distruggersi e autodistruggersi, senza muovere un dito?

Non lo so. E la cosa mi spaventa, appunto: è paura. Paura dell’ignoto. Ma paura, soprattutto, di non essere all’altezza di questa letteratura di donne e coraggio.
Sono gli uomini il vero sesso debole, nella mia famiglia. Quelli da sopportare nei propri difetti e da aiutare negli errori, tamponati col sudore e nascosti dietro un sorriso e due maniche rimboccate.
Vorrei spezzare questa tradizione, almeno in parte. Ma alle volte non credo di averne la forza.
Meritato riposo
Con oggi inizia, diciamo ufficialmente, la mia settimana di vacanza estiva. Che era partita in sordina, lavorando da casa, con i consueti stress che anche il famigerato telelavoro può darti.
L’ho festeggiato comprandomi un iPhone, i cui deludenti risultati fotografici potete vedere in foto (e pensare che l’ho pure un po’ rimaneggiata, riducendo il rumore). Che la qualità dell’immagine sia scadente era risaputo, ma speravo – speravo fortemente – in qualcosa di meglio. Poco male, non l’ho acquistato per questo.
Da adesso, e per una settimana circa, solo riposo. E qualche foto della mia città, per rinverdire il portfolio di immagini lametine che avevo inaugurato poco più di un anno fa, ai tempi – sembrano eoni – della compattina digitale.
E intanto, oggi è il mio compleanno. Tanti auguri, Claudio. Ti auguro che questo nuovo anno di vita sia felice. Più felice.








